Distretto Circolare Verde

Fonte: ILSECOLOXIX dell’8 agosto 2022

Maire Tecnimont, a MyRechemical contratto ingegneria per impianto metanolo-idrogeno (ilsecoloxix.it)

Maire Tecnimont annuncia che la sua controllata MyRechemical, la società di NextChem dedicata alle tecnologie Waste-to-Chemical, si è aggiudicata un contratto di ingegneria di base per un impianto di metanolo e idrogenoda rifiutidi Alia Servizi Ambientali ad Empoli in Toscana.

Lo scopo del lavoro include l’ingegneria di base dell’impianto e la documentazione necessaria all’avvio del processo autorizzativo presso la Regione Toscana. La fase di ingegneria di base verrà completata entro la fine del 2022.

Una volta autorizzato e completato, l’impianto processerà 256.000 tonnellate all’anno di rifiuti non riciclabili e produrrà 125.000 tonnellate all’anno di metanolo e 1.400 tonnellate all’anno di idrogeno. L’impianto si baserà sulla tecnologia di conversione chimica di MyRechemical che consente di recuperare i rifiuti che non possono essere riciclati meccanicamente o altri tipi di rifiuti secchi indifferenziabili. Il carbonio e l’idrogeno contenuti nei rifiuti sono recuperati attraverso un processo di conversione chimica in gas di sintesi, usato per produrre metanolo e idrogeno a basso impatto carbonico

Il metanolo è utilizzato come combustibile alternativo per la mobilità sostenibile o come materia prima seconda nell’industria chimica e manifatturiera. L’idrogeno può essere utilizzato nei processi industriali per decarbonizzare le industrie energivore e hard-to-abate.

Fonte: Greenreport.it dell’ 8 agosto 2022

Riciclo chimico a Empoli, siglato il contratto di ingegneria di base tra Alia e MyRechemical – Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

«È la prima applicazione a livello mondiale che consente la produzione di metanolo da rifiuti per la mobilità sostenibile e di idrogeno per sostituire il metano nei processi di produzione del vetro, consentendo sia il riciclo che la simbiosi industriale»

Come annunciato nei giorni scorsi a Empoli, in sede di Consiglio comunale, il progetto del nuovo Distretto circolare basato sul riciclo chimico sarà pronto entro la fine dell’anno, per poi affrontare il percorso autorizzativo in Regione: Alia ha affidato oggi a MyRechemical – la società NextChem (gruppo Maire Tecnimont) dedicata alla tecnologie waste-to-chemicals – il contratto di ingegneria di base da completarsi «entro la fine del 2022».

«Sarà possibile spingere ancora più avanti i limiti della capacità di recuperare materia dagli scarti e dai rifiuti solo con più tecnologia e innovazione. Abbiamo sviluppato, per questo, una partnership strategica con Maire Tecnimont, il meglio nella tradizione della chimica italiana – commenta nel merito Alberto Irace, ad del gestore unico dei servizi d’igiene urbana nella Toscana centrale – Questo è un esempio di alleanza strategica per la circolarità in cui si uniscono Maire Tecnimont, Zignago, Suez ed Alia, eccellenze della tecnologia e dell’industria, per disegnare e realizzare il futuro sostenibile».

Se sarà autorizzato, l’impianto gestirà ogni anno 256mila ton di rifiuti non riciclabili meccanicamente (come il Combustibile solido secondario – Css, o il plasmix): il carbonio e l’idrogeno contenuti nei rifiuti saranno recuperati attraverso un processo di conversione chimica ottenendo un gas di sintesi (syngas), dal quale poter poi ricavare metanolo e idrogeno a basso impatto carbonico.

Più nel dettaglio, da 256mila t/a di rifiuti sarà possibile ottenere 125mila t/a di metanolo (impiegabile come combustibile alternativo per la mobilità sostenibile o come materia prima seconda nell’industria chimica e manifatturiera) e 1.400 t/a di idrogeno (che può essere utilizzato nei processi industriali per decarbonizzare le industrie energivore e hard-to-abate). Tutti aspetti che saranno approfonditi (anche) durante il percorso partecipativo sul progetto, in avvio a ottobre.

«Questa è una tra le iniziative waste-to-chemical più interessanti che Maire Tecnimont sta sviluppando in Italia – spiega l’ad del gruppo e di NextChem, Alessandro Bernini – È la prima applicazione a livello mondiale di uno schema tecnologico integrato che consente la produzione di metanolo da rifiuti per la mobilità sostenibile e di idrogeno per sostituire il metano nei processi di produzione del vetro, consentendo sia il riciclo che la simbiosi industriale».

Non a caso il Distretto circolare empolese dovrebbe sorgere nella zona industriale del Terrafino, in prossimità sia della vetreria Zignago sia degli impianti Revet, la controllata Alia che a Pontedera convoglia le raccolte differenziate degli imballaggi (plastica, vetro, alluminio, acciaio e poliaccoppiati come il tetrapak) di oltre 200 Comuni toscani: sempre a Pontedera Revet avvia già a riciclo (meccanico) il 62% del plasmix raccolto, mentre la parte non riciclabile meccanicamente potrebbe essere valorizzata tramite riciclo chimico, anziché andare a discarica o termovalorizzazione.

Fonte: Economy dell’8 agosto 2022

MyRechemical produrrà metanolo e idrogeno dai rifiuti a Empoli – Economy Magazine

Un impianto che tratterà 256.000 tonnellate all’anno di rifiuti non riciclabili e produrrà metanolo circolare e idrogeno circolare, grazie alla tecnologia Waste-to-Chemical di MyRechemical. È quello che sarà realizzato a Empoli da Maire Tecnimont S.p.A, attraverso la sua controllata MyRechemical, la società di NextChem dedicata alle tecnologie Waste-to-Chemical, che si è aggiudicata da Alia Servizi Ambientali S.p.A. un contratto di ingegneria di base. Si tratta di un impianto di metanolo e idrogeno da rifiuti. Questo particolare tipo di trattamento consente un’operazione di recupero, laddove non sempre nel ciclo dei rifiuti è possibile.

Lo scopo del lavoro include l’ingegneria di base dell’impianto e la documentazione necessaria all’avvio del processo autorizzativo presso la Regione Toscana. La fase di ingegneria di base verrà completata entro la fine del 2022. 

Saranno prodotti metanolo e idrogeno dai rifiuti

Una volta autorizzato e completato, l’impianto processerà 256.000 tonnellate all’anno di rifiuti non riciclabili e produrrà 125.000 tonnellate all’anno di metanolo e 1.400 tonnellate all’anno di idrogeno. L’impianto si baserà sulla tecnologia

di conversione chimica di MyRechemical che consente di recuperare i rifiuti che non possono essere riciclati meccanicamente o altri tipi di rifiuti secchi indifferenziabili

(Combustibile Solido Secondario – CSS). Il carbonio e l’idrogeno contenuti nei rifiuti sono recuperati attraverso un processo di conversione chimica in gas di sintesi, usato per produrre metanolo e idrogeno a basso impatto carbonico. Il processo evita le emissioni di inquinanti in atmosfera. Il metanolo è utilizzato come combustibile alterativo per la mobilità sostenibile o come materia prima seconda nell’industria chimica e manifatturiera. L’idrogeno può essere utilizzato nei processi industriali per decarbonizzare le industrie energivore e hard-to-aba. L’impianto ha anche una valenza in chiave di decarbonizzazione, un’operazione, che viene richiesta sempre più spesso agli stati in un’ottica di svolta green per il pianeta. In un momento particolare di crisi energetica, questo tipo di impianto assume quindi una particolare importanza.

Un impianto all’avanguardia 

Alessandro Bernini, Amministratore Delegato del Gruppo Maire Tecnimont e di NextChem, ha commentato: “Questa è una tra le iniziative waste-to-chemical più interessanti che Maire Tecnimont sta sviluppando in Italia. È la prima applicazione al livello mondiale di uno schema tecnologico integrato che consente la produzione di metanolo da rifiuti per la mobilità sostenibile e di idrogeno per sostituire il metano nei processi di produzione del vetro, consentendo sia il riciclo che la simbiosi industriale. Risponde al bisogno centrale dell’economia circolare e crea le basi di una nuova era del rifiuto come risorsa”.

“Sarà possibile spingere ancora più avanti i limiti della capacità di recuperare materia dagli scarti e dai rifiuti solo con più tecnologia e innovazione. Abbiamo sviluppato, per questo, una partnership strategica con Maire Tecnimont, il meglio nella tradizione della chimica italiana”, ha dichiarato Alberto Irace, Amministratore Delegato di Alia. “Questo è un esempio di alleanza strategica per la circolarità in cui si uniscono Maire Tecnimont, Zignago, Suez ed Alia, eccellenze della tecnologia e dell’industria, per disegnare e realizzare il futuro sostenibile”.

Fonte: IlSole24Ore del 3 agosto 2022

Benzina dalla spazzatura, così Empoli investe sull’ambiente – Il Sole 24 ORE

Dall’immondizia un gas di sintesi dal quale estrarre carburanti, idrogeno e altre materie prime. Accordi con Maire Tecnimont e vetrerie Zignago.

Quando dicono che dal letame nascono i fiori, ecco un esempio. A Empoli (Firenze) l’immondizia sarà trasformata in un gas di sintesi dal quale estrarre senza partire dal petrolio le materie più importanti per l’industria chimica, come il metanolo, e materie prime energetiche per la fusione del vetro, come l’idrogeno. Non basta. Il progetto nel suo complesso prevede un investimento da 400 milioni, è promosso dall’azienda di nettezza urbana Alia, usa le tecnologie innovative della multinazionale milanese dell’ingegneria Maire Tecnimont, destinerà una parte dei prodotti alla vetreria Zignago adiacente, sarà elegantemente allestito dall’archistar Marco Casamonti e vi è un processo partecipativo con i cittadini, i quali potranno nominare i loro rappresentanti nell’organo che realizzerà il progetto.

L’impianto di gassificazione e riciclo

I dettagli. L’Alia Servizi Ambientali, che svolge le attività dei rifiuti e del riciclo nella Toscana centrale, vuole realizzare un “distretto circolare” nella zona industriale di Terrafino, dove ci sono già lavorazioni di riciclo e dove c’è la vetreria del gruppo Zignago. Ottenuta l’autorizzazione, i lavori dureranno 30 mesi con 400 milioni di impegno di spesa. La capacità di progetto è di 250mila tonnellate di rifiuti l’anno. Negli impianti saranno impegnate 200 persone, indotto compreso.

Materie prime per l’industria

Il progetto ha molti risvolti industriali, a cominciare dalle tecnologie per produrre materie prime di origine non fossile. Però ci sono anche le forniture di servizi alle fabbriche dell’area industriale come il calore, il ciclo delle acque, l’alimentazione dei forni di vetreria usando l’idrogeno ricavato dai rifiuti. Il metanolo può essere usato per sintetizzare idrocarburi come benzina e gasolio ma non fossili e a impatto climatico zero.

Dal riciclo all’upcycling

Il modello waste-to-chemicals, una delle linee tecnologiche della Maire Tecnimont e della sua controllata NextChem, è oltre la convenzione del riciclo e fa parte del cosiddetto “upcycling” cioè, invece di ottenere un prodotto rigenerato, usa lo scarto per ottenere prodotti con caratteristiche molto migliori.

Fonte Greenreport.it del 3 agosto 2022

Economia circolare, passi avanti per il Distretto di Empoli: entro l’anno il progetto definitivo – Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

Barnini: «Ringrazio l’ad e il presidente di Alia, con questo nuovo incontro ci hanno dato riscontro positivo ad alcune delle istanze avanzate dal Consiglio comunale»

eri nel Consiglio Comunale di Empoli (qui la registrazione integrale della seduta) l’economia circolare è tornata protagonista, approfondendo l’evoluzione del Distretto che presto potrebbe nascere in città per dare nuova vita – tramite riciclo chimico – a quei rifiuti altrimenti destinati a inceneritori e discariche, o peggio all’export.

I vertici di Alia – il gestore 100% pubblico dei servizi d’igiene urbana nella Toscana centrale, capofila dell’Alleanza che sostiene la nascita del Distretto circolare – sono tornati infatti a ragguagliare il Consiglio sulla roadmap del progetto, osservato con interesse da tutte le forze politiche presenti in Aula.

«Ringrazio l’amministratore delegato e il presidente di Alia che con questo nuovo incontro ci hanno dato riscontro positivo ad alcune delle istanze avanzate dal Consiglio comunale del 26 aprile – dichiara il sindaco, Brenda Barnini – Tra queste avevamo posto la necessità di un procedimento trasparente e che coinvolgesse i cittadini e va in questa direzione la nascita del comitato di partecipazione», ovvero il Resident advisory board (Rab), che inizierà ad insediarsi ad ottobre.

Il Rab sarà composto da 7 membri istituzionali e da 8 provenienti dalla società civile; grazie alla collaborazione con Avventura Urbana e sulla scorta delle esperienze già maturate a Ferrara, Bassano del Grappa e Sesto San Giovanni, il Rab sarà un comitato consultivo con il compito di monitorare la nascita del Distretto, dalla fase di progettazione e costruzione fino all’esercizio. «Abbiamo offerto alle istanze emerse dal Consiglio Comunale alcune proposte puntuali per coinvolgere il territorio, dalle istituzioni alla comunità – argomenta il presidente di Alia, Nicola Ciolini – perché riteniamo che il ruolo dei cittadini sia fondamentale per portare avanti la grande sfida della transizione ecologica sul nostro territorio».

Dopo gli aspetti di partecipazione, anche quelli progettuali sono stati posti in primo piano. «L’altro punto forte che era stato evidenziato – osserva nel merito Barnini – riguardava l’attenzione all’inserimento paesaggistico e l’incarico all’architetto Casamonti rappresenta la migliore scelta che potesse essere fatta. Infine, la collaborazione del professor Mancuso va nella direzione di fare di questo investimento un’opportunità di crescita dell’attenzione alla tutela ambientale del territorio. L’illustrazione del cronoprogramma chiarisce anche quelli che saranno i successivi passaggi e la assoluta centralità che rimarrà in capo al Consiglio comunale».

Ieri è stato infatti presentato il team di progettazione del Distretto, capitanato da due star: l’architetto Marco Casamonti (Università di Genova) e il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso (Università di Firenze. Insieme, sono chiamati a dare forma e fruibilità ad un polo industriale che non ambisce “solo” a gestire i rifiuti in modo sostenibile, ma anche a diventare un punto di riferimento inclusivo per la cittadinanza.

«Abbiamo messo in campo le migliori soluzioni tecnologiche sul mercato in termini di innovazione e sostenibilità ambientale per poter dare un contributo decisivo al territorio, per chiudere il ciclo, abbattere le emissioni e ridurre il conferimento dei rifiuti in discarica. Grazie alle competenze dell’Alleanza circolare, ai partner come Maire Tecnimont-NextChem, Suez, Zignago Vetro, e al coinvolgimento dell’architetto Marco Casamonti e al prof. Stefano Mancuso, lavoriamo assieme all’amministrazione per realizzare un impianto di alto valore architettonico e sostenibile, che possa essere un modello nel campo dell’economia circolare», sintetizza l’ad di Alia, Alberto Irace.

Il Distretto si propone di valorizzare oltre 250mila t/a di rifiuti secchi non riciclabili meccanicamente (come Css e scarti plastici tipo plasmix), ricavandone prodotti circolari: nel caso di Empoli si parla di 130mila t/a di metanolo, che «può essere utilizzato sia nella realizzazione di biocarburanti e carburanti a carbonio riciclato, sia nei cicli produttivi dell’industria chimica, seguendo gli indirizzi della direttiva europea Red II per la decarbonizzazione; e in prospettiva l’idrogeno, attraverso una forte integrazione con le filiere locali del vetro», data la vicinanza dell’area dove dovrebbe sorgere il Distretto – quella industriale del Terrafino – con la vetreria Zignago.

Con quali tempistiche? Dopo l’avvio del Rab previsto in autunno, la presentazione del progetto definitivo è «prevista entro la fine dell’anno». Poi il cronoprogramma prevede, superate tutte le fasi autorizzative, un periodo di costruzione della durata di circa 30 mesi, con un investimento previsto di circa 400 milioni di euro, impiegando circa seicento addetti in fase di costruzione e circa duecento occupati, tra diretti e indiretti, a regime.

Fonte: Quotidiano di Gela del 26 giugno 2022

Impianto rifiuti, Scerra non chiude: “Dire no è facile per chi è in campagna elettorale” | Quotidiano di Gela

Gela. Nessun no a priori, ma forse un “quasi sì”. È quello che emerge dopo l’intervento di ieri, che il consigliere comunale Salvatore Scerra ha concentrato nell’ultima parte del monotematico sull’impianto rifiuti per la Sicilia occidentale. Il consigliere, che è intervenuto per la prima volta dopo i fatti dell’inchiesta Ipab, ha voluto prendere le distanze “sia dai pro-no che dai pro-sì”. “Il cambiamento fa sempre paura e la cosa più facile che si può fare è dire no”, ha spiegato. Secondo l’esponente di centrodestra, c’è la necessità di approfondire ma anche di avere garanzie. “Un sistema di questo tipo deve inserirsi in un territorio con un porto fruibile, con infrastrutture e con la garanzia di una maggiore attenzione alle maestranze locali e con agevolazioni sulla Tari. La Regione sta cercando soluzioni all’emergenza rifiuti. Ho apprezzato gli interventi del senatore Pietro Lorefice e dell’ingegnere Giacomo Rispoli. Il Movimento cinquestelle si è posto contro l’impianto e ne ha spiegato le ragioni. Il Pd è in campagna elettorale e se a Roma ha deciso per il termovalorizzatore, in Sicilia è invece contrario. E’ un tema sul quale non si può fare populismo. Sono abituato a leggere gli atti e a confrontarmi con esperti. Però, se ci fossero le garanzie per le infrastrutture, per un risvolto occupazionale e per agevolazioni per i cittadini, potrebbe diventare un investimento che inciderà economicamente sul territorio. I manager delle aziende hanno spiegato che non ci sarà impatto ambientale o quantomeno sarà assai limitato. Oggi, chi denuncia il disastro ambientale per le attività di Eni magari ha lavorato per trent’anni con Eni. Bisogna essere coerenti”. Nella visione di Scerra, quindi, un impianto di questo tipo, con le dovute garanzie ambientali e occupazionali, potrebbe diventare un esempio da seguire anche altrove. “Perché dobbiamo sempre essere noi a copiare da altri o ad ambire ad arrivare dove altri sono già arrivati – conclude – siamo in un territorio che dopo la fine del ciclo tradizionale della raffinazione non sa ancora quale sarà il proprio focus economico. Investimenti e sostenibilità ambientale possono trovare un punto di congiunzione, consentendo una ripartenza economica, anche in settori importanti come l’agricoltura. Dire no, a prescindere, è sempre la cosa più facile”.

Fonte: Il Gazzettino di Gela del 4 maggio 2022

Inceneritore? No, è una bioraffineria 2.0 – il Gazzettino di Gela

Primo confronto ufficiale, questa mattina a Palazzo di Città, tra l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Lucio Greco e la Maire Tecnimont, la società che, nel caso in cui dovesse essere realizzato a Gela, si occuperà della realizzazione e della gestione dell’impianto che riceverà e smaltirà fino a 400mila tonnellate annue di rifiuti.

Insieme alla sua squadra, all’incontro era presente l’avv. Tommaso Cassata in rappresentanza di Asja in Ati, che è partner del progetto, l’ing. Giacomo Rispoli è amministratore delegato di Myrechemical, società controllata dal gruppo Maire Tecnimont; l’ing. Giacomo Rispoli, amministratore delegato della Maire Tecnimont, che ha illustrato tecnicamente e nel dettaglio al Sindaco, agli assessori Terenziano Di Stefano, Ivan Liardi, Danilo Giordano e Cristian Malluzzo, e all’ing. Pietro Inferrera, il progetto di “Distretto Circolare Verde”, o bio raffineria. La società ha chiesto espressamente che non si parli più di termovalorizzatore o inceneritore, trattandosi di un sistema tecnologico di ultima generazione che non emette sostanze nocive o ceneri tossiche e non produce scarti da trasferire in discarica.“Ci sono 511 discariche in Sicilia, – hanno detto i relatori – molte delle quali sono esaurite, e noi vogliamo contribuire a svuotarle. Nel caso in cui il progetto dovesse concretizzarsi, ci vorrà un anno per il progetto definitivo, che prevede anche la realizzazione di opere civili e montaggi meccanici, e ne serviranno altri tre per l’avvio. Poi occorreranno poi circa 200 dipendenti per far funzionare il tutto, partendo dall’acquisizione del know how di Eni e dall’assunzione di giovani diplomati e laureati per i quali, nella prima fase di preparazione, è previsto un periodo di affiancamento tecnico. Fondamentali inoltre, saranno lo scambio e la collaborazione con l’università del territorio”.

Il progetto integra diverse tecnologie per la transizione energetica e le mette al servizio di un processo di economia circolare da un lato, e di decarbonizzazione dall’altro. Attraverso la conversione chimica del carbonio e dell’idrogeno contenuti nei rifiuti si possono ottenere prodotti chimici e carburanti a basso contenuto carbonico, recuperando rifiuti non riciclabili. In breve, i benefici sarebbero 4: decarbonizzazione, riciclo, occupazione e riduzione delle importazioni dall’estero, a  tutto vantaggio delle economie locali. Non solo. Per i comuni che ospitano l’impianto, e in misura minore anche quelli che ne usufruiscono, sono previsti una serie di vantaggi fiscali ed economici. Al termine dell’incontro, la società ha lasciato nelle mani degli amministratori una serie di documenti e relazioni, tra cui uno studio curato dall’Università La Sapienza, e si è detta disponibile ad ulteriori momenti di confronto, annunciando anche la possibilità di un tour virtuale in Giappone, dove tutto questo è già realtà.

Nel prendere la parola, il Sindaco Greco ha ringraziato per la presentazione del progetto, oltremodo puntuale e precisa, che ha fornito i primi elementi sui quali avviare ora un’ampia discussione. “Mi fa piacere apprendere che non si tratti di termovalorizzatore, – ha dichiarato – ma mi preme, comunque, evidenziare che la sostanza di quanto da noi affermato nei giorni scorsi non cambia: dev’essere la comunità locale a decidere, dopo essere stata coinvolta e ben informata. E’ una materia estremamente sensibile, e il nostro territorio ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di ambiente e di salute, per cui vogliamo valutare secondo scienza e coscienza, dopo approfondite analisi con esperti in materia”. Greco ha sottolineato come la tutela della salute e dell’ambiente vengano al primo posto, e solo dopo precise rassicurazioni in tal senso si potrà parlare di ricadute positive in termini di economia e occupazione, avanzando la possibilità di una esenzione parziale o totale della Tari per i gelesi se la bio raffineria dovesse effettivamente nascere a Gela. “In ogni caso, – ha aggiunto Greco – ci sarà un totale coinvolgimento del consiglio comunale, e a breve annunceremo la data di un monotematico alla presenza di personalità competenti e preparate. E’ logico che la popolazione non voglia neanche sentir parlare di inceneritori, perché immediatamente si pensa a fumi, inquinamento e malattie, ma, come già ampiamente rimarcato, questa amministrazione non vuole intavolare una discussione sulla base di pregiudizi o questioni ideologiche. Pur non accettando scelte calate dall’alto, vogliamo, inoltre, un confronto sereno con la Regione per capire perché la scelta sia caduta proprio su Gela, che già si è spesa tantissimo per aiutare l’intera Sicilia ad uscire dall’emergenza rifiuti, e anche per capire cosa intenda fare, da un punto di vista infrastrutturale, per migliorare i collegamenti viari, ferroviari e marittimi con Gela, nel caso in cui questo impianto dovesse nascere”.

Fonte: Il Quotidiano di Gela del 4 maggio 2022

“Progetto sui rifiuti non è un termovalorizzatore”, manager in municipio: “Nessun impatto” | Quotidiano di Gela

Gela. Il maxi progetto da oltre 640 milioni di euro, annunciato dal presidente della Regione Nello Musumeci, non è un termovalorizzatore. Sono stati chiari, questa mattina, i manager di MyRechemical e Asja, gruppi del settore che hanno presentato il progetto e che sarà messo in gara. Il governatore siciliano, quindi, avrebbe usato una definizione impropria. Quella che questa mattina è stata descritta in presenza del sindaco Lucio Greco e degli assessori è una “tecnologia pulita”. L’impianto sarà concentrato sul waste to chemical, con la produzione di idrogeno per i biocarburanti. “Non ci saranno combustione dei rifiuti ed emissioni impattanti”, hanno spiegato i manager. In municipio, si è tenuto un primo incontro. C’era l’ingegnere Giacomo Rispoli, ex manager Eni e ora ai vertici del gruppo che intende finalizzare l’investimento. È stata individuata un’area di circa dieci ettari, all’interno dell’area del complesso Eni, in contrada Piana del Signore. “La tecnologia del distretto circolare di NextChem (Gruppo Maire Tecnimont) sviluppata dalla controllata MyRechemical, prevede un sistema per la conversione chimica, mediante un processo di ossidazione parziale, delle molecole di idrogeno e di carbonio contenute negli scarti dei rifiuti, in un gas di sintesi detto syngas, che è un prodotto chimico particolarmente pregiato. Nel processo di conversione chimica il syngas viene purificato prima di essere avviato ai catalizzatori per la produzione di metanolo. I limiti ammessi per i catalizzatori sono molto vincolanti e impongono un controllo in continuo dell’efficienza della purificazione. Dalla ricombinazione del syngas, dopo il processo di purificazione, si ottiene metanolo e idrogeno. Il metanolo trova largo utilizzo sia come solvente che come reagente. La stessa sostanza può essere utilizzata sia come carburante che come vettore energetico o come base per la produzione di nuovi polimeri. Inoltre, il metanolo può essere utilizzato nell’industria del mobile per la produzione di formaldeide, da questo laminati, truciolato e resine. Il metanolo trova crescente uso nella decarbonizzazione dei trasporti marittimi in sostituzione del gasolio bunker, nei porti più attenti alla transizione energetica si stanno predisponendo sistemi di stoccaggio e rifornimento ai natanti di metanolo rinnovabile. Il processo produce anche un residuo vetrificato da frazione inerte (derivante da tracce di sabbia, metalli eventualmente presenti nei materiali trattati) che può essere recuperato e che rappresenta il 16,6 per cento del rifiuto in ingresso.  Progetti di ricerca recenti, commissionati da NextChem all’Università di Modena e Reggio Emilia, hanno confermato la natura vetrosa ed inerte del residuo di ossidazione. Le sostanze minerali (come il calcio) e metalliche (come il ferro) presenti nel rifiuto, abbandonano immediatamente il ciclo di conversione e vengono immobilizzate sotto forma di granulato inerte. Questo granulato, sottoposto a varie prove meccaniche e termiche di laboratorio, si è dimostrato idoneo ad essere impiegato come ingrediente per cemento , per abrasivi, per laterizi e per pavimentazioni in gres. La ricerca ha anche evidenziato che il granulato vetrificato, a contatto con ambienti aggressivi acidi o alcalini, conserva il suo stato di inerte e non rilascia sostanze lesive per l’ambiente. La valorizzazione del residuo inerte quale materia prima seconda nel campo edile-civile è un ulteriore aspetto di economia circolare insito nel modello stesso del Distretto Circolare Verde di NextChem. L’impianto Waste to Methanol per Gela è progettato per una capacità produttiva di circa 185.000 ton/anno di metanolo, generate dalla conversione chimica di 400.000 ton/anno di rifiuto (un mix di Plasmix e Fs-Css o rifiuti non pericolosi equivalenti)”, si legge in una nota.

I dati vengono precisati dalle aziende. “L’impianto di Gela produrrà  anche circa 3.000 ton/anno di idrogeno circolare, funzionali a una flotta di autobus alimentati a idrogeno e ad una significativa flotta di treni regionali diesel, convertiti ad alimentazione a idrogeno. L’impianto consente di ridurre decisamente le emissioni di anidride carbonica. La CO2 in uscita e’ quasi pura e può essere liquefatta e messa a disposizione di floricoltori e agricoltori per la concimazione carbonica del terreno”, riporta ancora la nota. Sul fronte occupazionale, i manager hanno indicato almeno duecento operatori nel diretto, oltre all’indotto. “Una piccola bioraffineria nella bioraffineria di Eni”, questa è l’intenzione. Greco ha confermato che ci saranno altri incontri di approfondimento e i manager hanno già dato disponibilità a partecipare al consiglio comunale che dovrebbe tenersi proprio sul tema dell’investimento sui rifiuti. “È un primo passo, un segnale positivo – ha detto l’avvocato – come abbiamo spiegato non siamo per un no a priori ma siamo sicuramente contrari a qualsiasi imposizione o a decisioni imposte senza concertazione. La priorità dell’amministrazione è la tutela dell’ambiente e della salute e valuteremo anche le ricadute economiche”. Si è già strutturato un fronte, anche politico, contrario ad impianti per il trattamento dei rifiuti, in una città che rientra tra i siti ad alta incidenza di rischio ambientale per la presenza dell’industria.

Fonte: Hydronews del 2 maggio 2022

A Gela, in Sicilia, si studia come produrre idrogeno e metanolo da rifiuti con la tecnologia waste-to-chemical di NextChem – HydroNews

Roma – Le hydrogen valley circolari, in cui produrre H2 con la sua tecnologia waste-to-chemical, a cui lavora NextChem (gruppo Maire Tecnimont) potrebbero essere almeno 10-12, “idealmente una per regione”, ma ci sono alcune iniziative in una fase già più avanzata, come quelle formulate in risposta al recente bando della Regione Toscana e quella che prevede la produzione di idrogeno da rifiuti a Gela, in Sicilia, in uno spazio adiacente alla bio raffineria dell’Eni.

A fare il punto sullo stato di avanzamento dei progetti del gruppo è Giacomo Rispoli, Amministratore delegato di MyRechemical, la nuova società costituita da Maire Tecnimont proprio per sviluppare questo tipo di soluzioni, a margine del convegno ‘Idrogeno: iniziative di sviluppo per la mobilità sostenibile e l’industria’, organizzato a Roma da WEC (World Energy Council) Italia e AIDIC.

In Toscana, NextChem è parte dell’ “Alleanza per l’economia circolare” che ha risposto ad un bando della Regione Toscana per la gestione dei rifiuti, proponendo tre ‘distretti circolari’ da realizzare a Empoli, Rosignano Marittimo e Pontedera, basati proprio sulla tecnologia waste-to-chemical del gruppo, “mentre l’Eni ha risposto allo stesso bando con un altro progetto che riguarda la bioraffineria di Livorno e che prevede anch’esso l’utilizzo del nostro sistema, quindi in questo caso sono 4 i progetti che ci vedono coinvolti” ha spiegato Rispoli, aggiungendo poi che l’altro progetto su cui ad oggi la società può svelare dettagli è quello di Gela.

“In Sicilia – ha infatti ricostruito il manager, che viene da una lunga esperienza in Eni – la Regione ha lanciato due bandi relativi a progetti per la gestione di circa 800.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi non riciclabili, dividendo la procedura tra la parte orientale (400.000 tonnellate di rifiuti) e quella occidentale (le altre 400.000 tonnellate) dell’isola. Noi, in partnership con la società Asja di Torino, ci siamo aggiudicati il bando per la Sicilia occidentale”.

Il progetto proposto da NextChem prevede l’utilizzo di queste 400.000 tonnellate di rifiuti per produrre ogni anno circa 3.000 tonnellate di idrogeno low carbon e 190.000 tonnellate di metanolo, “ma le proporzioni, entro certi limiti, sono variabili, e quindi adattabili alla futura evoluzione del mercato”. Quanto all’ubicazione dell’impianto, “l’Eni ci ha messo a disposizione un’area all’interno della sua bioraffineria di Gela, che verrà quindi affiancata da questo innovativo sistema di waste-to-chemical”. Va sottolineato che l’Eni e Maire Tecnimont hanno un consolidato rapporto di collaborazione, confermato ancora di recente con una commessa relativa alla produzione di idrogeno nella bioraffineria di Marghera.

Il modello messo a punto da NextChem consente di dimezzare l’emissione di CO2 rispetto alle tecnologie tradizionali di smaltimento dei rifiuti solidi, e genera CO2 con una concentrazione molto maggiore (vicina al 95%), “caratteristica che permette di mantenerla più facilmente allo stato liquido, agevolando i possibili riutilizzi di questo prodotto di scarto del processo, o anche il suo eventuale stoccaggio definitivo in giacimenti di gas o petrolio ormai esausti, soluzione a cui stiamo lavorando insieme all’Eni”.

Secondo Rispoli, i primi impianti di questo tipo potranno entrare in funzione entro 3-4 anni, producendo idrogeno circolare ad un prezzo finale compreso tra i 3 e i 5 euro al Kg. “Si tratta di un valore già decisamente competitivo, e sopratutto che ha il pregio di mantenersi sostanzialmente stabile nel tempo”. La materia prima del processo non è infatti costituita dal gas, il cui prezzo è sempre più elevato e sopratutto soggetto alle crisi geopolitiche attualmente in atto, ma dai rifiuti, “di cui c’è grande abbondanza. Il loro costo è negativo (chi conferisce i rifiuti paga circa 140-150 euro a tonnellata per il loro smaltimento) e destinato a restare sostanzialmente invariato nel prossimo futuro. “L’unico fattore che può influenzare il prezzo finale del nostro H2 è il costo dell’energia elettrica impiegata, che preleveremo in parte della rete ma che, nei contesti in cui ciò sarà possibile, produrremo anche in loco da fonte rinnovabile, oppure otterremo tramite appositi contratti PPA”.

Fonte Greenreport.it – 27 Aprile 2022

Il riciclo chimico bussa alle porte di Empoli: presentato in Comune il “Distretto circolare” – Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

Rispoli: «Una soluzione che consente una riduzione complessiva fino al 90% della CO2 emessa in atmosfera e di produrre prodotti circolari e combustibili di seconda generazione»

È stato presentato ieri al Consiglio comunale di Empoli lo studio di fattibilità per uno dei tre “Distretti circolari” proposti alla Regione, nell’ambito dell’avviso pubblico bandito per provare a colmare con la collaborazione delle imprese il cronico deficit impiantistico che grava sulla gestione rifiuti in Toscana.

Ad intervenire in Palazzo municipale, per illustrare le caratteristiche del progetto, sono stati direttamente i proponenti: Nicola Ciolini e Alberto Irace per Alia, il gestore unico e interamente pubblico dei servizi d’igiene urbana nell’Ato centro; Giacomo Rispoli, in qualità di ad di MyRechemical (NextChem, gruppo Maire Tecnimont); Damien Lebonnois, Innovation manager trattamento e valorizzazione di Suez. Insieme, sono parte integrante dell’Alleanza per l’economia circolare che ha avanzato le proposte progettuali dei Distretti circolari in Toscana.

«Il progetto ha un tasso di innovazione importante e si inserisce in un modello di sviluppo di economia circolare rispondendo anche a un obiettivo di decarbonizzazione», ha dichiarato in apertura la sindaca Brenda Barnini, che ha fortemente voluto quest’appuntamento istituzionale come step fondamentale di un percorso partecipativo, che metta al centro un coinvolgimento della cittadinanza in ogni fase di quella che ad oggi si prospetta come un’opportunità d’investimento sul territorio locale, in particolare nell’area industriale del Terrafino.

Di cosa si tratta? Come ricorda Lebonnois, dall’Alleanza per l’economia circolare sono nate «le tre proposte di distretti circolari, di cui una per la città di Empoli (le altre due riguardano Rosignano Marittimo e Pontedera, ndr), che grazie all’integrazione di tecnologie rinnovabili e della chimica verde saranno in grado di garantire la chiusura del processo “end of waste”», ricavando nuovi prodotti dai nostri rifiuti.

«Il nostro Piano industriale – argomenta Irace, ad Alia – si sviluppa su tre asset principali: digitalizzazione dei processi per l’incremento della raccolta differenziata; nuovi impianti di riciclo meccanico e biologico; distretti circolari per trattare tutti gli scarti non riciclabili meccanicamente, utilizzando le soluzioni tecnologiche più innovative presenti sul mercato».

Ovvero quelle presentate lo scorso autunno da NextChem insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, basate sul riciclo chimico.

«Il modello waste-to-chemicals su cui si basa l’impianto – spiega Rispoli –, attraverso il processo di conversione chimica, permetterà infatti per la prima volta di poter recuperare diverse frazioni presenti nei rifiuti, impossibili da riciclare meccanicamente fino a questo momento. Una soluzione che consente una riduzione complessiva fino al 90% della quantità di CO2 emessa in atmosfera e di produrre prodotti circolari e combustibili di seconda generazione “a carbonio riciclato”, quindi a bassa impronta carbonica in linea con la Direttiva europea sulle rinnovabili, contribuendo così all’indipendenza energetica del Paese».

La direttiva Red II emendata secondo la proposta della Commissione europea Fit for 55% prevede infatti al 2030 una riduzione del 13% delle emissioni nel settore trasporti, il che significherebbe un 16%-18% di combustibili rinnovabili in ogni benzina, come i recycled carbon fuel (Rcf, carburanti da riciclo in grado di garantire almeno -70% nelle emissioni di CO2 lungo l’intero ciclo di vita). In prospettiva (2035) il potenziale dei Rcf – come dei vari advanced fuel, biofuel, e-fuel, synthetic fuel – sarà soprattutto nei settori aviazione e trasporto marittimo, ma l’applicazione dei prodotti del riciclo chimico va ben oltre il solo ambito della mobilità.

L’impianto proposto per Empoli può infatti trattare ogni anno circa 200mila ton di rifiuti non riciclabili meccanicamente – si pensi agli scarti della raccolta differenziata (come il plasmix, nel caso della plastica) o al Combustibile solido secondario (Css) ricavato dall’indifferenziata –, e da lì ricavare nuove molecole circolari come l’idrogeno ed il metanolo, vettore energetico che può essere utilizzato sia nella produzione di biocarburanti sia nei cicli produttivi dell’industria chimica.

Un altro elemento d’interesse per il Distretto circolare empolese è sicuramente legato alle potenziali integrazioni con le filiere industriali locali, e in particolare con la vetreria di Zignago: sinergie che secondo i proponenti saranno in grado di generare benefici per entrambe le realtà, dato l’utilizzo di utility comuni, il recupero di cascami termici e l’ottimizzazione del ciclo delle acque, fino all’avvio di un progetto sperimentale per l’alimentazione green dei forni attraverso l’idrogeno prodotto dagli scarti.

«Dai nostri studi di fattibilità – aggiunge nel merito Irace – l’area industriale del Terrafino è risultata tra le migliori in Toscana per ospitare un Distretto circolare, grazie ad una ottima logistica e ad una integrazione con i poli del riciclo meccanico già presenti nell’area industriale. Il riciclo chimico consentirà la chiusura del cerchio dell’economia circolare, in stretta sinergia con le filiere del vetro e della carta che hanno qui su Empoli una storica tradizione. Un investimento previsto di circa 400 milioni di euro, in grado di impegnare circa 600 addetti in fase di costruzione e circa 200 occupati, tra diretti e indiretti, a regime. Si tratta di una soluzione che vogliamo condividere con il territorio e il tessuto sociale locale, raccogliendo istanze e proposte, con l’obiettivo di contribuire finalmente a rendere questo territorio e la Toscana una regione autosufficiente nella gestione e smaltimento dei rifiuti, con benefici misurabili per l’ambiente e le collettività».

Sotto questo profilo la sindaca Barnini ha ribadito che l’Amministrazione vuole che ogni singolo passaggio sia condiviso e reso accessibile alla cittadinanza, e – in attesa di vedere se questo sarà uno dei progetti che la Regione Toscana sceglierà – si attiverà per studiare nuovi strumenti di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini, chiedendo massima garanzia in ordine ai temi della salute, del bilancio ambientale che deve essere positivo e delle ricadute sul territorio, sia in termini occupazionali che di una forte riduzione della Tari.